Sentenze che danneggiano la lotta alla mafia e al terrorismo

La Corte Europea dei diritti dell’uomo respinge il ricorso del governo contro la sentenza del 13 giugno che chiedeva di riformare la legge sull’ergastolo ostativo, che secondo il suo parere,  viola la dignità umana desumibile dall’art 3 della CEDU in quanto esclude la possibilità di riabilitazione. Adesso la sentenza diventa definitiva.

L’ergastolo ostativo, è regolato dall’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario, stabilisce che le persone condannate per alcuni reati  gravi, aggravati da associazione mafiosa o terrorista, non possano accedere ai benefici penitenziari come permessi premio e semilibertà se non collaborano con la giustizia.

Ad ottobre si è pronunciata la Cassazione che ha dichiarato illegittimo l’ergastolo ostativo.  Quindi adesso i detenuti mafiosi potranno godere dei benefici penitenziari anche senza collaborazione.

Con questi due duri colpi si apre un varco per il deterioramento delle leggi anti-mafia rese ancora più dure a seguito delle stragi di Falcone e Borsellino. Si rischia che le organizzazioni mafiose e terroristiche siano avvantaggiate dato che i loro membri  catturati non avranno più alcuna motivazione a collaborare con lo Stato.

Personalmente ritengo incomprensibile che queste due supreme Corti possano ritenere che questi  criminali mafiosi e terroristi rientrino nel concetto di riabilitazione senza alcun pentimento e collaborazione con lo Stato.

Il Fatto Quotidiano ha lanciato la petizione. Clicca QUI.

Elena Cassigoli

Il sultano Erdogan va fermato!

Dopo la decisione di Trump di ritirare i soldati americani dal nordest della Siria e di abbandonare gli alleati e la popolazione civile curda nelle mani del sultano Erdogan, l’esercito turco non ha perso tempo ed ha attaccato brutalmente i territori del Rojava causando già nei primi giorni la morte di otre duecento civili. Il tradimento degli alleati Curdi perpetrato cinicamente da Trump solo per soddisfare le pretese territoriali ed egemoniche di Erdogan nella incerta speranza di risaldare i rapporti, avrà conseguenze gravi per l’Occidente.

I maggiori paesi europei hanno tiepidamente reagito condannando l’intervento turco e prendendo in considerazione individualmente il fermo delle forniture di armamenti. A tuttora non si sa con certezza se qualche fornitura sia stata realmente fermata.  Sappiamo con certezza invece che nonostante Erdogan da tempo calpesti in tutti i modi la democrazia in Turchia e abbia impostato una politica estera aggressiva ed egemonica, il suo arsenale bellico è stato copiosamente rifornito di tutti i migliori armamenti da questi stessi paesi.

Se l’Occidente nel suo complesso permette che il popolo Curdo venga sacrificato, dopo che ha combattuto e sconfitto sul campo il mostro integralista dell’ ISIS, che credibilità potrà mantenere verso i popoli e le persone che operano per costruire un mondo migliore? Che valore hanno i principi di giustizia, libertà, democrazia?

Il ricatto di Erdogan verso l’Europa di sommergerla con milioni di profughi e i grandi interessi economici che abbiamo con la Turchia sono ragioni accettabili per accondiscendere alle richieste del sultano?

Almeno per Trump sembra di sì dato che ha già promesso la concessione di una striscia di territorio profonda trenta chilometri lungo tutta la frontiera in cambio della fragile tregua attualmente in corso.

L’Europa dovrebbe ricordare ciò che avvenne quando Hitler si permise di prendersi i Sudeti.

I dittatori vanno fermati subito! Il prezzo da pagare adesso per fare la cosa giusta non sarà mai troppo alto rispetto a quello che potremmo dovere pagare domani.

Questa crisi mette in evidenza l’urgenza per l’Occidente di rimettere in discussione sé stesso se pensa di avere davvero ancora un ruolo positivo da svolgere nel mondo.  L’Europa deve riprendere con decisione la strada della sua costruzione come Stato, con un esercito integrato, un Governo e una voce.

In questa drammatica circostanza infatti la voce dell’Europa non si è sentita. Con i suoi tempi lunghi per prendere decisioni si autocondanna alla marginalità e alla inconsistenza. In condizioni diverse forse l’America, che è e rimane un membro fondamentale dell’Occidente, non avrebbe preso e non prenderebbe unilateralmente decisioni così tragiche come quella di Trump.

Purtroppo nell’appena concluso Consiglio europeo di ottobre – NIENTE sulla Siria – il tema del clima liquidato in dieci minuti – bilancio rinviato – bloccato allargamento dell’Unione ad Albania e Macedonia del nord – Merkel:  “continuare a dare sostegno finanziario” alla Turchia sui profughi, quindi TOTALE cedimento al ricatto del Sultano.  La stoffa di cui sono fatti gli attuali leader europei è intessuta di ipocrisia,  di inadeguatezza e di codardia.

Elena Cassigoli

Crisi di governo: Zingaretti gioca col fuoco

Le possibilità sono due: governo Pd – M5s o ritorno al voto. Le trattative tra Pd e M5s sono in corso e tra i nodi da sciogliere c’è quello della scelta del Premier. I parlamentari del Pd, compresi i renziani, gran parte dei dirigenti del partito e degli elettori del Pd hanno espresso in vari modi di essere favorevoli alla richiesta del M5s di confermare Conte come Primo Ministro, mentre il segretario del Pd Zingaretti con sorda e irremovibile testardaggine  non solo non apre su questo punto fondamentale ma alza il prezzo chiedendo i Ministeri dell’economia e della giustizia per il Pd.

I tempi sono stretti, Mattarella farà partire il secondo giro di consultazioni martedì e si aspetta una proposta chiara sul nome del Primo Ministro, sulla compagine di governo e sul programma.

Zingaretti gioca col fuoco sulla pelle degli italiani e rischia di far saltare il banco consegnando il paese nelle mani di Salvini e sacrificando l’Italia per i suoi interessi non chiari e non specificati.

Bisogna approvare la legge finanziaria entro il 31 dicembre altrimenti scatterebbe l’esercizio provvisorio che, secondo l’articolo 81 della Costituzione, è un periodo transitorio, di al massimo 4 mesi, in cui il governo resta in carica, con funzioni limitate all’ordinaria amministrazione, per attuare la legge di bilancio. In caso di mancata approvazione ci saranno delle ripercussioni negative sull’iva, sul prezzo della benzina e sulla credibilità degli investitori.

Quindi l’unica soluzione positiva al momento possibile è  che si formi un governo  Pd – M5s e che Salvini venga spedito all’opposizione a meditare sul suo tradimento.

Sia il Pd che il M5s dovrebbero mettere da parte le controversie ed elaborare un programma ambizioso con al centro gli interessi del paese e scongiurare al contempo altri 20 anni di destra  reazionaria.

 

Elena Cassigoli

Caso Sea Watch 3 è molto più grave di quanto fanno credere

Il Gip di Agrigento Alessandra Vella  non ha convalidato l’arresto di Carola Rackete, dunque la capitana è stata lasciata a piede libero.

La comandante della Sea Watch era accusata dei reati di violenza e resistenza a nave da guerra (art. 1100 del codice della navigazione), sanzionata con la pena massima di 10 anni;  il tentativo di naufragio (art. 110 e 428 del codice penale), sanzionato con la pena massima di 12 anni;  resistenza a pubblico ufficiale (art.337 del codice penale); navigazione in zone vietate. Rischiando così 22 anni di carcere.

Secondo il Gip di Agrigento, i reati di resistenza a nave da guerra e resistenza a pubblico ufficiale non sarebbero applicabili:

1)Il reato di resistenza a nave da guerra non sarebbe applicabile perché la motovedetta della Guardia di Finanza non sarebbe una nave da guerra.

Ma ciò non è sostenibile perché nel nostro paese la Guardia di Finanza è un corpo armato dello Stato e le motovedette sono armate e attrezzate al combattimento in caso di necessità .

2) Il reato di resistenza a pubblico ufficiale non sarebbe applicabile perché l’indagato ha agito in adempimento di un dovere.

Per prima cosa un giudice anche se non è favorevole ad applicare certe leggi, è obbligato ad applicarle. Non farlo è estremamente grave, in un paese democratico si deve applicare la legge secondo il diritto e non secondo l’opinione. Certi giudici ritengono che i margini di giudizio che gli spettano siano talmente ampi che sia sempre possibile non applicare una legge specifica invocando un’altra legge o principio generale.  Questo trasforma l’applicazione della legge in totale arbitrio e toglie ai cittadini la pur minima certezza del diritto che sola li può orientare nel proprio comportamento per rispettare la legge.

Inoltre l’impatto con la motovedetta della Guardia di Finanza era volontario e fatto con coscienza in quanto innanzitutto, ha provocato lo schiacciamento della motovedetta verso la banchina, mettendo a rischio gli immigrati e i 5 membri della motovedetta che proteggeva la banchina dall’attracco non autorizzato. Questo significa che non c’era modo per la motovedetta di spostarsi, quindi si tratta di reato di resistenza e violenza a pubblico ufficiale .

Secondo quanto ha dichiarato la Guardia di Finanza nel provvedimento di sequestro della nave:

“All’1,45 del 29 giugno Sea Watch entrava nel porto commerciale di Lampedusa. Nonostante la presenza dell’unità V808 ormeggiata in banchina e di tutte le segnalazioni, il comandante non effettuava nessuna manovra per evitare la collisione tra le due unità che effettivamente avveniva”.

Inoltre secondo quanto rilasciato dal pm Patronaggio, nella conferenza stampa a margine, non era un caso di necessità :

“Non c’era uno stato di necessità poiché la Sea Watch attraccata alla fonda aveva ricevuto contatto con le autorità militari per ogni tipo di assistenza medica ed era in continuo contatto con le autorità militari per ogni tipo di assistenza, per cui, per il divieto imposto dalla Guardia di Finanza di attraccare, non si versava in stato di necessità ”.

Hanno fatto bene il Procuratore Luigi Patronaggio e i pm della Procura di Agrigento a criticare la scelta del Gip Alessandra Vella e a presentare il ricorso in Cassazione.

Inoltre il Gip di Agrigento affermò che la scelta di dirigere la nave verso Lampedusa non era strumentale ma obbligata in quanto i porti di Libia e della Tunisia non erano sicuri. È vero che la Libia non è un porto sicuro ma è falso per la Tunisia che non è un paese in guerra. La Tunisia ha aderito alla Convenzione di Ginevra del 1957, al Protocollo sui Rifugiati nel 1968 e alla Convenzione sui Rifugiati dell’Organizzazione dell’Unione Africana nel 1989. A seguito dell’adesione della Repubblica tunisina all’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni) nel giugno del 1999, è stata istituita la missione della Oim in Tunisia nel marzo del 2001. L’ Unhcr ha una sede a Tunisi. Inoltre l’Unhcr ha dichiarato che la Tunisia è un porto sicuro. Charlie Yaxley, portavoce Unhcr  per Asia e Europa, ha dichiarato nel caso della Sarsot 5:

“Si tratta di un porto sicuro per lo sbarco … non ci si può trovare in una situazione in cui la disponibilità di fare domanda d’asilo … viene rifiutata perché si cercano offerte migliori in altri paesi ”

“…  il loro impegno (delle Ong) non può arrivare fino all’offerta di assistenza alle persone facendo attività di lobby su dove la richiesta d’asilo debba essere presentata”.

Cliccare QUI per vedere l’intero articolo.

Comunque la Ong è tedesca e la nave batte bandiera olandese quindi la Germania e l’Olanda hanno responsabilità politica, etica e morale. Allora sia la Germania che l’Olanda dovrebbero prendere gli immigranti e portarli nel loro territorio. Naturalmente si dovrà porre mano alla modifica del Trattato di Dublino.

 

Elena Cassigoli