Gli immigrati in Italia sono più di 6 milioni

Gli immigrati in Italia sono 6.273.722 nota1, dati estratti dal sito del dipartimento per gli affari economici e sociali dell’Onu nota1. Gli immigrati in Italia corrispondono al 10,4% nota2 della popolazione totale di 60.483.973 nota3.

immigrazione in italia

Altri: Other North, Other South, North America, Central America, Oceania, Special territories of the European Union

nota2, nota4, nota5, nota6   

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In questo grafico viene mostrato la percentuale degli immigrati rispetto all’area di provenienza.

Gli immigrati provenienti dall’Unione Europea sono 1.905.609 e corrispondono al 31% degli immigrati. Il 56% degli immigrati provenienti dall’Unione Europea sono rumeni (1.074.382), l’11% sono tedeschi (218.158). nota1, nota2

Gli Immigrati provenienti dall’Europa (non Ue) sono 1.382.206 e corrispondono al 22% degli immigrati. Il 34% degli immigrati provenienti dall’Europa (non Ue) sono albanesi (475.196), il 18% sono ucraini (246.367). nota1, nota2

Gli immigrati provenienti dal Medio Oriente e Nord Africa sono 808.248 e corrispondono al 13% degli immigrati. Il 56% degli immigrati provenienti dal Medio Oriente e Nord Africa sono marocchini (450.557), il 15% sono egiziani (122.040). nota1, nota2

Gli immigrati provenienti dall’Africa Subsariana sono 453.804 e corrispondono al 7% degli immigrati. Il 23% degli immigrati provenienti dall’Africa Subsariana sono senegalesi (103.744), il 18% sono nigeriani (80.235). nota1, nota2

Gli immigrati provenienti dall’Asia sono 935.640 e corrispondono al 15% degli immigrati. Il 24% degli immigrati provenienti dall’Asia sono cinesi (228.231), il 17% sono indiani (161.364). nota1, nota2

Gli Immigrati provenienti dal Sud America sono 523.098 e corrispondono al 8% degli immigrati. Il 22% degli immigrati provenienti dal Sud America sono peruviani (117.189), il 22% sono brasiliani (115.970). nota1, nota2

Tabella

nota1

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In questa tabella viene mostrato la classifica dei primi 20 paesi di origine degli immigrati presenti in Italia.

I rumeni corrispondono al 17% degli immigrati, l’8% gli albanesi e il 7% i marocchini. nota2 Naturalmente, questi dati riguardano gli immigrati che sono stati registrati. Quindi gli immigrati in Italia in realtà sono molti di più.

Gran parte degli immigrati nel nostro paese sono poveri con scarsa istruzione e bassa qualifica, da questo deriva la facilità di essere vittime di indegno sfruttamento da parte di imprenditori senza scrupoli e di organizzazioni criminali che come al sud li impiegano nel lavoro dei campi per pochi euro. Coloro che poi non trovano impiego nei lavori di più basso livello sono a rischio di essere spinti dalla necessità ad attività  illegali e criminali come prostituzione e spaccio di droga.

In ogni caso hanno tutti necessità di assistenza e sostegno economico (abitazione, sanità, istruzione) e pesano enormemente sul welfare italiano già in situazione critica per l’enorme debito pubblico del paese.

D’altra parte finché sono nel nostro paese non possiamo esimerci da fornire loro il welfare necessario sia per umanità che per la nostra sicurezza. Infatti gran parte degli immigrati provengono da aree povere del mondo dove la sanità è scarsa. Per ridurre il rischio è necessario un controllo sanitario approfondito e  bisogna monitorare l’entrata di immigrati clandestini nel nostro territorio.

Per quanto riguarda gli immigrati comunitari, dato che non siamo ancora come gli Stati Uniti d’America e che ci sono differenze fra gli stati comunitari, non è possibile permettere alle persone più disagiate di trasferirsi in un altro stato comunitario per poter usare il welfare dello stato ospitante (nel nostro paese gran parte dell’immigrazione che viene dall’est Europa sono indigenti). In questo modo si sta sgretolando l’Europa. Infatti l’uscita della Gran Bretagna è dovuta alla reazione emotiva delle persone all’immigrazione (quella dell’est Europa oltre a quella extracomunitaria). Da notare che la Brexit è esplosa proprio quando è iniziata la crisi europea dei migranti e in particolare con l’affollamento della baraccopoli di Calais, vicino al tunnel della Manica dove i migranti sostavano in attesa di poter raggiungere il Regno Unito clandestinamente.

Per permettere la totale libertà di trasferimento e di residenza dei cittadini europei è prima necessario realizzare un welfare europeo e armonizzare l’economia e la fiscalità di tutti i paesi membri.

Se si vuole essere intellettualmente onesti e non ipocriti, come la quasi totalità dei nostri rappresentanti politici e istituzionali, il tema dell’immigrazione è un tema reale che non va affrontato con principi generici di accoglienza con etichetta cattolica o di sinistra. Se non si affronta il problema si ottiene l’effetto di incrementare l’ostilità della popolazione verso l’immigrazione generalizzata e dando carburante a partiti di destra sovranisti, razzisti e fascisti (altro motivo di disgregazione dell’Europa). Come è successo in Ungheria e in Polonia.

La classe politica dell’Europa, prona agli interessi industriali e del capitale finanziario, preferisce accondiscendere all’accoglienza scaricando le problematiche conseguenze sulla popolazione dell’Europa piuttosto che aprire il portafoglio per pagare equamente le materie prime dei paesi poveri che ancor’oggi continuano a depredare. Inoltre per poter far crescere questi paesi bisognerebbe effettuare investimenti  in modo da aiutarli a sviluppare una propria economia solida e multiforme.

 

 

Elena Cassigoli

 

 

 

 

nota1 https://www.un.org/en/development/desa/population/migration/data/estimates2/estimates19.asp

nota2 da me sviluppato utilizzando i dati forniti dall’Onu

nota3 https://ec.europa.eu/eurostat/en/web/population-demography-migration-projections/statistics-illustrated

nota4 Territori speciali degli stati membri dell’Unione europea: Anguilla, Aruba, Bermuda, British Virgin Islands, Caribbean Netherlands, Cayman Islands, Channel Islands, Curaçao, Faeroe Islands, Falkland Islands (Malvinas), French Guiana, French Polynesia, Gibraltar, Greenland, Guadeloupe, Isle of Man, Montserrat, Martinique, Mayotte, New Caledonia, Réunion, Saint Helena, Saint Pierre and Miquelon, Sint Maarten (Dutch part), Turks and Caicos Islands, Wallis and Futuna Islands.

nota5 Europa (non Ue): Albania, Andorra, Armenia, Azerbaijan, Belarus, Bosnia and Herzegovina, Georgia, Holy See, Iceland, Liechtenstein, Monaco, Montenegro, Norway, Republic of Moldova, Russian Federation, San Marino, Serbia, Switzerland, TFYR Macedonia, Ukraine.

nota6 Medio Oriente e Nord Africa: Algeria, Bahrain, Egypt, Iran (Islamic Republic of), Iraq, Israel, Jordan, Kuwait, Lebanon, Libya, Morocco, Oman, Qatar, Saudi Arabia, State of Palestine, Syrian Arab Republic, Tunisia, Turkey, United Arab Emirates, Western Sahara, Yemen.

 

Caso Sea Watch 3 è molto più grave di quanto fanno credere

Il Gip di Agrigento Alessandra Vella  non ha convalidato l’arresto di Carola Rackete, dunque la capitana è stata lasciata a piede libero.

La comandante della Sea Watch era accusata dei reati di violenza e resistenza a nave da guerra (art. 1100 del codice della navigazione), sanzionata con la pena massima di 10 anni;  il tentativo di naufragio (art. 110 e 428 del codice penale), sanzionato con la pena massima di 12 anni;  resistenza a pubblico ufficiale (art.337 del codice penale); navigazione in zone vietate. Rischiando così 22 anni di carcere.

Secondo il Gip di Agrigento, i reati di resistenza a nave da guerra e resistenza a pubblico ufficiale non sarebbero applicabili:

1)Il reato di resistenza a nave da guerra non sarebbe applicabile perché la motovedetta della Guardia di Finanza non sarebbe una nave da guerra.

Ma ciò non è sostenibile perché nel nostro paese la Guardia di Finanza è un corpo armato dello Stato e le motovedette sono armate e attrezzate al combattimento in caso di necessità .

2) Il reato di resistenza a pubblico ufficiale non sarebbe applicabile perché l’indagato ha agito in adempimento di un dovere.

Per prima cosa un giudice anche se non è favorevole ad applicare certe leggi, è obbligato ad applicarle. Non farlo è estremamente grave, in un paese democratico si deve applicare la legge secondo il diritto e non secondo l’opinione. Certi giudici ritengono che i margini di giudizio che gli spettano siano talmente ampi che sia sempre possibile non applicare una legge specifica invocando un’altra legge o principio generale.  Questo trasforma l’applicazione della legge in totale arbitrio e toglie ai cittadini la pur minima certezza del diritto che sola li può orientare nel proprio comportamento per rispettare la legge.

Inoltre l’impatto con la motovedetta della Guardia di Finanza era volontario e fatto con coscienza in quanto innanzitutto, ha provocato lo schiacciamento della motovedetta verso la banchina, mettendo a rischio gli immigrati e i 5 membri della motovedetta che proteggeva la banchina dall’attracco non autorizzato. Questo significa che non c’era modo per la motovedetta di spostarsi, quindi si tratta di reato di resistenza e violenza a pubblico ufficiale .

Secondo quanto ha dichiarato la Guardia di Finanza nel provvedimento di sequestro della nave:

“All’1,45 del 29 giugno Sea Watch entrava nel porto commerciale di Lampedusa. Nonostante la presenza dell’unità V808 ormeggiata in banchina e di tutte le segnalazioni, il comandante non effettuava nessuna manovra per evitare la collisione tra le due unità che effettivamente avveniva”.

Inoltre secondo quanto rilasciato dal pm Patronaggio, nella conferenza stampa a margine, non era un caso di necessità :

“Non c’era uno stato di necessità poiché la Sea Watch attraccata alla fonda aveva ricevuto contatto con le autorità militari per ogni tipo di assistenza medica ed era in continuo contatto con le autorità militari per ogni tipo di assistenza, per cui, per il divieto imposto dalla Guardia di Finanza di attraccare, non si versava in stato di necessità ”.

Hanno fatto bene il Procuratore Luigi Patronaggio e i pm della Procura di Agrigento a criticare la scelta del Gip Alessandra Vella e a presentare il ricorso in Cassazione.

Inoltre il Gip di Agrigento affermò che la scelta di dirigere la nave verso Lampedusa non era strumentale ma obbligata in quanto i porti di Libia e della Tunisia non erano sicuri. È vero che la Libia non è un porto sicuro ma è falso per la Tunisia che non è un paese in guerra. La Tunisia ha aderito alla Convenzione di Ginevra del 1957, al Protocollo sui Rifugiati nel 1968 e alla Convenzione sui Rifugiati dell’Organizzazione dell’Unione Africana nel 1989. A seguito dell’adesione della Repubblica tunisina all’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni) nel giugno del 1999, è stata istituita la missione della Oim in Tunisia nel marzo del 2001. L’ Unhcr ha una sede a Tunisi. Inoltre l’Unhcr ha dichiarato che la Tunisia è un porto sicuro. Charlie Yaxley, portavoce Unhcr  per Asia e Europa, ha dichiarato nel caso della Sarsot 5:

“Si tratta di un porto sicuro per lo sbarco … non ci si può trovare in una situazione in cui la disponibilità di fare domanda d’asilo … viene rifiutata perché si cercano offerte migliori in altri paesi ”

“…  il loro impegno (delle Ong) non può arrivare fino all’offerta di assistenza alle persone facendo attività di lobby su dove la richiesta d’asilo debba essere presentata”.

Cliccare QUI per vedere l’intero articolo.

Comunque la Ong è tedesca e la nave batte bandiera olandese quindi la Germania e l’Olanda hanno responsabilità politica, etica e morale. Allora sia la Germania che l’Olanda dovrebbero prendere gli immigranti e portarli nel loro territorio. Naturalmente si dovrà porre mano alla modifica del Trattato di Dublino.

 

Elena Cassigoli

Quanti immigrati ci sono nell’Unione Europea?

Gli immigrati nell’Unione Europea sono 34.891.476 nota1, dati estratti dal sito del dipartimento per gli affari economici e sociali dell’Onu nota2. La maggior parte degli immigrati proviene dal Medio Oriente e corrisponde al 27% nota3 degli immigrati. Nel sito sono disponibili solamente i dati del 2017, dati più recenti non sono ancora disponibili.EUROPA NUOVO                                Other: Other North, Other South, North America, Central America, Oceania, Special territories of the                                    European Union

                          nota3, nota4, nota5, nota6

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Nell’Unione Europea non sono stati ancora presi dei provvedimenti né per controllare l’immigrazione regolare né provvedimenti efficaci per quella clandestina.

Parlerò più in dettaglio sull’immigrazione nei principali stati membri dell’Unione Europea e quelli che sono più soggetti ai fenomeni migratori.

REGNO UNITO NUOVO

                                Other: Other North, Other South, Special territories of the European Union

                          nota3, nota4, nota5, nota6

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Nel Regno Unito la maggior parte degli immigrati proviene dai paesi aderenti al Commonwealth. Infatti risulta che la maggior parte degli immigrati che proviene dall’Asia sia il 48% nota3. Nella classifica degli immigrati provenienti dall’Asia, residenti nel Regno Unito, troviamo al posto l’India, al 2° Pakistan, al 3° Bangladesh, al 6° Sri Lanka, al 10° Malaysia, 11° Singapore, 19° Brunei. Nella classifica degli immigrati provenienti dall’Oceania troviamo al posto l’Australia , al Nuova Zelanda, al Papua Nuova Guinea, al 6° Tonga, al 7° Samoa, al 8° Kiribati, al 9° Vanuatu, al 11° Nauru, al 19° Tuvalu.

Per quanto riguarda gli immigrati provenienti dall’Africa Subsahariana troviamo al posto il Sud Africa, al Nigeria, al Kenya, al 5° Zimbabwe che uscì nel 2003 dal Commonwealth, al 6° Ghana, al 7° Uganda, al 8° Tanzania, al 9° Mauritius, al 10° Sierra Leone, al 11° Zambia, al 15° Malawi, al 18° Gambia, al 19° Camerun, al 22° Mozambico, al 24° Ruanda, al 25° Seychelles, al 27° Botswana, al 28° Namibia, al 33° Swaziland, al 37° Lesotho.

Nella classifica degli immigrati provenienti dal Nord America, i canadesi scelgono come prima destinazione il Regno Unito e si trovano al posto della classifica degli immigrati del Nord America. Nella classifica degli immigrati provenienti dall’America Centrale troviamo al posto la Jamaica, al 2° Trinidad and Tobago, al 3° Barbados, 5° Grenada, al 6° Santa Lucia, al 7° Saint Vincent e Grenadine, al 8° Dominica, al 9° Saint Kitts e Nevis, al 10° Antigua e Barbuda, al 12° Bahamas, al 14° Belize.

Nella classifica degli immigrati provenienti dal Sud America troviamo al posto Guyana.

Per quanto riguarda gli immigrati provenienti dai territori speciali degli stati membri dell’Unione Europea, che in parte sono territori del Regno Unito, sono residenti soprattutto nel Regno Unito.

FRANCIA NUOVO

                 Other: Other North, Other South, North America, Oceania, Special territories of the European Union

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In Francia abbiamo una situazione simile a quella del Regno Unito: la maggior parte dell’immigrazione proviene dalle sue ex colonie africane e mediorientali con cui la Francia ha stipulato accordi ed in alcuni paesi africani è stato introdotto come valuta il Franco CFA, legata alla gestione francese (a vantaggio soprattutto dell’economia della madre patria).

Infatti nella classifica degli immigrati provenienti dall’Africa Subsahariana, residenti in Francia, troviamo al posto il Madagascar, al 2° Senegal (Franco CFA), al 3° Costa d’Avorio (Franco CFA), al 4° Camerun (Franco CFA), al 6° Mali (Franco CFA), al 7° Congo (Franco CFA), al 9° Comore, al 10° Guinea, al 11° Togo (Franco CFA), al 14° Benin (Franco CFA), al 15° Gabon (Franco CFA), al 16° Mauritania, al 17° Repubblica Centrafricana (Franco CFA), al 18° Burkina Faso (Franco CFA), al 20° Ciad (Franco CFA), al 22° Gibuti, al 25° Niger (Franco CFA), al 28° Guinea-Bisseau (Franco CFA), al 41° Guinea Equatoriale (Franco CFA).

Nella classifica degli immigrati provenienti dal Medio Oriente e dal Nord Africa al posto troviamo l’Algeria con 1.452.409 immigrati, al 2° Marocco con 940.552 immigrati, al 3° Tunisia con 394.506 immigrati, al 5° Libano con 47.878 immigrati, al 8° Siria con 17.012 immigrati che insieme corrispondono al 88% nota3 degli immigrati mediorientali e nordafricani.

Per quanto riguarda altre sue ex colonie, il Canada sceglie la Francia come seconda destinazione nell’Unione Europea, il Vietnam la sceglie come prima destinazione.

GERMANIA NUOVO

                 Other: Other North, Other South, Central America, Oceania, Special territories of the European Union

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La Germania è una potenza economica e ha bisogno di lavoratori qualificati. Per questo nella classifica degli immigrati provenienti dal Medio Oriente e dal Nord Africa, residenti in Germania, troviamo al posto la Turchia con 1.661.588 immigrati che corrispondono al 73% nota3 degli immigrati mediorientali e nordafricani.

Nella classifica degli immigrati provenienti dall’Asia troviamo al posto il Kazakistan con 1.020.277 immigrati che corrispondono al 53% nota3 degli immigrati asiatici.

Mentre al primo posto della classifica degli immigrati provenienti dall’Europa (non Unione Europea) troviamo al posto la Russia con 1.084.151 immigrati che corrispondo al 59% nota3 degli immigrati provenienti dall’Europa (non Unione Europea).

Attualmente la Germania sta riportando in Italia gli immigrati clandestini – economici, scarsamente qualificati, attraverso regolari voli di linea sulla base del Trattato di Dublino.

SPAGNA NUOVO

                Other: Other North, Other South, North America, Oceania, Special territories of the European Union

                          nota3, nota4, nota5, nota6

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La Spagna ha fatto gli accordi con il Marocco per controllare l’immigrazione clandestina, quindi riesce a gestire la situazione piuttosto bene. Ma non ha messo dei filtri per l’immigrazione regolare, che gran parte proviene dalle sue ex colonie in America Centrale e in Sud America.

ITALIA NUOVO

                Other: Other North, Other South, North America, Central America, Oceania, Special territories of the                    European Union

             nota3, nota4, nota5, nota6

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L’Italia e la Grecia sono i paesi più soggetti al fenomeno di immigrazione clandestina.

Per quanto riguarda l’immigrazione clandestina la maggior parte dei barconi proviene dalla Libia e al momento non c’è un governo in Libia con cui stipulare accordi per il rimpatrio. Tuttavia la maggior parte di questi clandestini non provengono da paesi in guerra (come Afganistan, Libia, o Siria) ma sono migranti economici quindi bisognerebbe fare accordi con i paesi di provenienza di questi immigrati per il rimpatrio.

Nella classifica degli immigrati residenti nell’Unione Europea l’Afghanistan sta al 30esimo posto della classifica, la Siria al 40esimo e la Libia al 84esimo. Cliccare QUI per vedere l’intera classifica.

Per maggiori informazioni riguardo alla nazionalità dichiarata dagli immigrati sbarcati in Italia cliccare QUI.

GRECIA NUOVO

                 Other: Other North, Other South, Central America, South America, Special territories of the European                                  Union

              nota3, nota4, nota5, nota6

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La maggior parte dell’immigrazione clandestina che sceglie la rotta balcanica arriva dalla Turchia. Sia la Grecia che la Bulgaria hanno costruito un muro lungo il confine con la Turchia per bloccare l’immigrazione clandestina ma ciò è totalmente inutile dato che un quinto del territorio greco è composto da isole (rendendo difficoltosa la gestione dell’immigrazione clandestina) e che la parte est della Bulgaria si affaccia sul Mar Nero, quindi i clandestini arrivano anche via mare.

Gli immigrati che scelgono la rotta balcanica hanno l’obbiettivo di arrivare in Francia, in Germania o in Svezia ma, rimangono bloccati in Grecia per il fatto che la Slovenia, l’Ungheria e la Macedonia bloccano l’immigrazione costruendo muri.

I muri che sono stati costruiti all’interno dell’Unione Europea sono: tra Regno Unito (non Schengen) e Francia a Calais; tra Ungheria e Croazia (non Schengen); tra Slovenia e Croazia (non Schengen).

Anche se lo scopo è quello di difendere il proprio paese dall’immigrazione extracomunitaria è vergognoso costruire muri all’interno dello spazio Ue perché dobbiamo diventare gli Stati Uniti d’Europa . Bisogna difendere i confini esterni dell’Ue, non quelli interni, perché non possiamo permettere un’invasione incontrollata.

Per vedere la mappa dei muri e del filo spinato in Europa cliccare QUI.

Comunque la Grecia è un paese stremato dalla crisi finanziaria, per colpa dell’austerity dell’Europa, in particolare della politica della Germania, e quindi non è in grado né di dare un adeguata assistenza né di fare accordi con i paesi interessati per il rimpatrio degli immigrati.

TOTAL POPULATION

                nota1, nota3, nota7

Siamo ancora in tempo per fermare l’ondata migratoria in quanto siamo ancora al 7% nota3 di immigrati all’interno dell’Unione Europea. Naturalmente, questi dati riguardano gli immigrati che sono stati registrati. Quindi gli immigrati in realtà sono molti di più.

È matematicamente impossibile svuotare tutta l’Africa, Asia o America latina e farli venire in un unico stato o all’interno dell’Ue.

Come ho accennato sopra, bisogna controllare e difendere i confini esterni dell’Ue. Troppo comodo per paesi come Germania e Francia fare scarica barile e far gestire l’emergenza dell’immigrazione clandestina solo agli stati colpiti (Italia, Grecia e Spagna). Quindi bisogna gestire il problema a livello Europeo.

La maggior parte degli immigrati economici extracomunitari è tutta gente con scarsa o nessuna qualifica, quindi per assisterla e mantenerla bisogna utilizzare il welfare europeo. Ma ogni singolo stato dell’unione europea non dispone di un welfare illimitato, quindi non è economicamente possibile mantenere tutta questa gente. Quando un paese non è in grado di mantenere la propria popolazione si ha un crollo del sistema e alla fine il crollo di tutto il sistema europeo. Non bisogna permettere di farci sopraffare dall’ondata migratoria.

Lo stato è fondato su tre elementi: territorio, popolo, sovranità. Se non si gestiscono razionalmente i confini dello stato, salvaguardando in primo luogo le necessità e gli interessi della sua popolazione, si tradisce l’essenza dello stato e alla fine se ne causa la dissoluzione.

Credo che ci sarà un domani in cui esisterà un’unica nazione e un governo planetario, ma questo deve avvenire gradualmente, evitando il crollo della civiltà occidentale. Il crollo di una civiltà porta a guerre, sofferenze e massacri e il ritorno a un’epoca violenta e autoritaria di tipo medievale.

Bisogna combattere questo buonismo internazionalista che è falso e ipocrita, basato sull’accoglienza smisurata, e puntare verso un internazionalismo razionale, che porti gradualmente a una società e a un governo mondiale.

Per risolvere il problema dell’immigrazione potremmo prendere ad esempio l’Australia.

Per quanto riguarda l’immigrazione regolare: l’Australia accetta lavoratori qualificati in base alle necessità economiche e sociali del paese e se qualcuno non rispetta le regole viene rimpatriato.

Per maggiori dettagli cliccare QUI.

Per quanto riguarda l’immigrazione clandestina: anche all’Australia gli arrivano i barconi di immigrati ma l’Australia ha fatto gli accordi con i paesi di provenienza degli immigrati e cerca di intercettare i barconi prima che arrivino in Australia e li rispedisce direttamente indietro.

Elena Cassigoli

 

 

nota1 alcuni dati li ho estratti e poi elaborati in quanto mischiava stati Ue con stati europei non Ue

nota2 https://www.un.org/en/development/desa/population/migration/data/estimates2/estimates17.asp

nota3 alcuni dati, le rappresentazioni grafiche e tabelle le ho fatte io utilizzando i dati forniti dall’Onu

nota4 Territori speciali degli stati membri dell’Unione europea: Anguilla, Aruba, Bermuda, British Virgin Islands, Caribbean Netherlands, Cayman Islands, Channel Islands, Curaçao, Faeroe Islands, Falkland Islands (Malvinas), French Guiana, French Polynesia, Gibraltar, Greenland, Guadeloupe, Isle of Man, Montserrat, Martinique, Mayotte, New Caledonia, Réunion, Saint Helena, Saint Pierre and Miquelon, Sint Maarten (Dutch part), Turks and Caicos Islands, Wallis and Futuna Islands.

nota5 Europa (non Ue): Albania, Andorra, Armenia, Azerbaijan, Belarus, Bosnia and Herzegovina, Georgia, Holy See, Iceland, Liechtenstein, Monaco, Montenegro, Norway, Republic of Moldova, Russian Federation, San Marino, Serbia, Switzerland, TFYR Macedonia, Ukraine.

nota6 Medio Oriente e Nord Africa: Algeria, Bahrain, Egypt, Iran (Islamic Republic of), Iraq, Israel, Jordan, Kuwait, Lebanon, Libya, Morocco, Oman, Qatar, Saudi Arabia, State of Palestine, Syrian Arab Republic, Tunisia, Turkey, United Arab Emirates, Western Sahara, Yemen.

nota7 https://ec.europa.eu/eurostat/en/web/population-demography-migration-projections/statistics-illustrated